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Spensierata-mente

Viaggio in solitaria: quello che resta

C’è un argomento che a me sta molto a cuore, forse più degli altri, ma che per paura non suscitasse interesse ho trattato meno di quanto avrei voluto: il viaggio in solitaria.

Un tema che in positivo o in negativo, richiama sempre l’attenzione del mio interlocutore:

‘Ma dove te ne vai’
‘Ma perché da sola, non capisco’
‘Ma non c’è qualcuno che viene con te?’
‘Ma scusa ma una ragazza da sola?’
‘Chissà che noia’
‘Che tristezza sempre da soli’

Per fortuna, dall’altra parte:

‘Che brava!’
‘Che invidia!’
‘Anche io vorrei farlo ma non ho il coraggio’
‘Sei il mio mito’.

Non voglio soffermarmi sulle prime sei frasi, preferisco invece sottolineare quanto ci sia di bello nel viaggio in solitaria, quello che resta.

Come tutti i nostri impulsi, nasce da un bisogno, da una necessità che è lì, latente, sotto la nostra pelle, che scalpita perché vuole uscire. E come ognuna di queste cose si manifesta sotto forma di una costante insofferenza che accompagna le nostre giornate mentre siamo seduti in ufficio, mentre ci prepariamo da mangiare, prima di addormentarci la notte.

Un bisogno di libertà, di pace, di serenità, curiosità, avventura. Ognuno ha il proprio, oppure tutti insieme.

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Bali

A seconda del bisogno che decidiamo di soddisfare, è proprio quello ciò con cui torneremo a casa, quello che resterà del nostro viaggio in solitaria. Quello che ho capito però, è che solo da soli potremo soddisfare quel bisogno.

Vediamo se riesco a spiegarmi in maniera pratica.
Per esempio, per il mio primo viaggio da sola, il mio bisogno era quello di avere certezze.

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Copenhagen

La certezza di potercela fare, la certezza di non fare il passo più lungo della gamba, soddisfare la mia curiosità. Ed è esattamente con tutte queste certezze che sono tornata a casa.

Nel mio caso funziona così. Tutto parte dalla necessità che voglio soddisfare, in base a quella seleziono la meta (dopo aver analizzato tutte quelle elencate nel mio file dove le destinazioni sono sono divise per tempistiche di viaggio e continenti) e lei sarà quella che mi farà tornare a casa con il mio nuovo bagaglio, il mio bisogno soddisfatto.

Prima di prenotare il mio ultimo viaggio da sola, quello diviso tra Thailandia e qualche giorno in Cambogia, avevo avvertito un malessere, qualcosa che mi diceva che non sarebbero bastati tre giorni in una capitale europea come al solito.

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Angkor Thom

Avevo bisogno di ritrovarmi, di affrontare una sfida più grande delle altre, di mettermi alla prova all’ennesima potenza, volevo avere il famoso ‘shock culturale’, essere sorpresa, avere davanti qualcosa di mozzafiato che mai mi sarei immaginata di vedere, tantomeno da sola e dall’altra parte del mondo.

Tutto questo è ciò che mi sono portata a casa.

Dai miei viaggi da sola ho portato a casa gli insegnamenti più grandi che qualsiasi situazione potesse darmi. La determinazione, l’altruismo, la pazienza e quello di cui vado più fiera: la consapevolezza di potercela fare.

Tutti quegli anni a sentirmi dire “Non puoi”, “Non sai”, “Non sei” e invece tornare con un “Io posso”, “Io so”, “Io sono”.

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Thailandia – Wat Phra Singh

Quello che mi resta, oggi, nel 2021, oltre agli insegnamenti sono i ricordi. È uno sconosciuto che mi indica la strada per raggiungere il mio ostello perché i dati cellulare non sono ancora gratuiti in tutta Europa, è la mia amica Thai che mi fa recapitare il miglior mango sticky rice di Bangkok in hotel, è il batticuore.

Quello che resta sei tu, come sei oggi.

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