Europa,  Italia

UNA SETTIMANA NELLA TERRA DEI GIRASOLI: LE MARCHE

Ed eccoci qua finalmente a parlarvi delle colline delle Marche. Ci ho messo un po’ lo ammetto, ma solo perché appena tornata a Milano sono subito ripartita per il Trentino e infine per Venezia e ora finalmente mi prendo un attimo per me e per voi, per raccontarvi la mia vacanza, o meglio la mia esperienza in questa fantastica terra.

Partiamo dal presupposto che non è stato un viaggio/vacanza in solitaria o con Elisa, ma con la mia famiglia, papà, mamma, fratello e cane. Direte voi, ma a 24 anni ancora che viaggia con mamma e papà?! Sì! Se ne ho la possibilità perché no? Penso che il tempo da passare con la propria famiglia sia sempre troppo poco, fa niente se nel mezzo ci scorniamo e facciamo scoppiare la terza guerra mondiale, ma alla fine è anche questo essere una famiglia, siamo persone con teste completamente diverse, se io dico nero, mio fratello deve assolutamente dire bianco, poi ovviamente mio padre dice arancione e mia madre blu, e quindi si crea una perfetta tavolozza di colori che da vita ad un arcobaleno sulla tela. Ecco questi siamo noi! Litigate a parte abbiamo passato una settimana “on the road” alla scoperta di borghi e sapori.

L’AGRITURISMO

Alloggiavamo all’agriturismo La vecchia fonte, un Bed & Breakfast immerso nella natura, tra le colline dei Castelli di Jesi e Castelbellino, il comune più piccolo della provincia di Ancona. Voglio spendere qualche parola su questo agriturismo perché secondo me ne vale davvero la pena.

Se penso ad una parola per descriverlo direi familiare, nel senso che ti senti proprio a casa tua, ed è una sensazione bellissima perché tra relax e mangiate non vuoi più tornare nella tua vera casa. Ad aspettarci abbiamo trovato Rita, una ragazza sulla trentina che gestisce l’agriturismo con il marito, Andrea, ah, hanno due bambine troppo carine che ogni tanto le vedi sgattaiolare in piscina con i braccioli e guai se non dai un punteggio ai loro tuffi 😛 La cosa che mi è piaciuta subito di Rita è la sua voglia di fare, di crescere e di lottare per il suo futuro, sicuramente una donna determinata, ci piacciono le donne forti e intraprendenti, GIRLS POWER!!! Ma tornando all’agriturismo, come ho detto prima è un B&B, ogni appartamento è munito di servizi privati ed angolo cottura.

La struttura è circondata dalla natura, la cosa che mi manca più di tutte ora che sono a Milano è quella di aprire le persiane al mattino e vedere un enorme distesa di girasoli sulla collina di fronte, una sensazione di quiete e tranquillità che solo in pochi posti ho trovato.

Ma parliamo di cose ancora più serie, la cucina dell’agriturismo!

L’agriturismo propone i piatti tipici del territorio, valorizzando i loro prodotti. Rita ci ha deliziati con un piatto di verdure appena raccolte, pomodori, melanzane, zucchine. Mia madre con questa verdura ha cucinato una pasta, inutile dire che i sapori erano come quelli di una volta, vivendo in città, ormai abbiamo perso il valore della materia prima, abituati a vederla già pronta sugli scaffali del supermercato. I colori, i sapori e gli odori mi hanno riportato indietro, nella mia infanzia, quando mio zio, che aveva un piccolo orticello, raccolse un pomodoro e me lo fece assaggiare, mi disse: “Ale chiudi gli occhi e assapora” io avrò avuto 7 o 8 anni e a quei tempi non mi era ancora chiaro il concetto di assaporare, oggi a 24 anni ho capito che se un alimento ti riporta a sensazioni passate, allora stai assaporando nel modo giusto.

L’agriturismo offre anche colazioni con dolci fatti in casa, più volte Rita ci ha preparato delle torte fatte da lei. Le foto parlano da sole 😛

Voglio parlarvi dell’ultima sera in particolare, forse la più speciale di tutte perché Rita ci ha preparato la Porchetta marchigiana, e sì, metto la maiuscola perché era una signora porchetta, da qui in poi i vegetariani mi odieranno, chiedo scusa. Ma non è finita qui, visto che non ci facciamo mancare niente noi di Mordi&Fuggi abbiamo assaggiato (assaggiato forse non è la parola giusta, vorrei usare strafogato, ma non voglio sempre farmi riconoscere :P) i famosi maccheroncini al fumè marchigiani, voglio raccontarvi la storia di questo piatto, purtroppo non possiamo definirlo un piatto light, questo è sicuro. Forse in pochi sanno che questo primo pasticciato, fatto di pancetta affumicata, pomodoro, formaggio e panna, è nato nel 1978, il creatore è Stefano Marzi. Conosciuto come Maciste nato nel 1948, chiamato così per i suoi muscoli. Nel 2013 Maciste ha ricevuto dal comune di Castelplanio, in provincia di Ancona, l’attestato che lo consacra come l’inventore del maccheroncino al fumè.

Ma cosa c’è dentro questo sugo?

Innanzi tutto la pancetta affumicata, viene fritta in olio extra vergine di oliva fino a farla diventare quasi croccante. Poi si aggiungono delle spezie in polvere, come il peperoncini, noce moscata, coriandolo, la cosa bella è che ci sono sette spezie, ed è qui che nasce la magia perché Maciste ha creato il mix perfetto e tutto ciò rimane un mistero, come i formaggi utilizzati che vengono fatti sciogliere nella salsa di pomodoro fino a renderli filanti. La pasta che viene utilizzata sono i sedanini, Inutile provare a saltarli, l’amalgama è troppo consistente. Il risultato finale è un’esplosione di sapore. Alcuni aggiungono l’emmenthal, altri la provola affumicata, poi ci sono varie versioni, chi ha ragione non lo so, fatto sta che è un piatto che va assolutamente provato. E questo era solo il primo!

Il secondo, come dicevo prima, la Porchetta. La porchetta è un piatto tipico dell’Italia centrale e settentrionale. Consiste in un maiale intero, svuotato, disossato e condito, ideale per le merende in cantina, tipiche delle zone di produzione vinicola. Rita lo ha riempito con finocchietto e pancetta. Insomma, una cena leggera. Tranquilli non abbiamo mangiato un intero maiale 😛

La chicca… L’azienda attualmente è specializzata nella coltivazione di olivi e produzione di olio e olive da mangiare.

Si producono diverse tipologie di olio:

3 oli extravergini monovarietali ottenuti da varietà Raggia, Leccino e Piantone di Mogliano; 1 olio extravergine di oliva Blend; oli extravergine di oliva aromatizzati al peperoncino o limone. Il loro olio ha ricevuto numerosi riconoscimenti. I buon gustai che alloggiano nel B&B possono così portarsi a casa i sapori di questa terra, acquistandole in azienda.

La chicca 2… un appartamento è accessibile anche ai soggetti diversamente abili o con ridotte capacità motorie.

La chicca 3… Udite Udite! Puoi adottare un olivo!

Il costo per l’adozione è di € 50,00 e comprende: l’adozione di una pianta di olivo, fornitura “carta d’identità” dell’olivo e materiale informativo, possibilità di visitare la propria pianta, fornitura di 3 litri di olio, possibilità di raccogliere le proprie olive ed ottenere il proprio olio, invio di e-mail ogni due mesi circa le operazioni colturali, lo stato vegetativo della pianta e le foto aggiornate.

La chicca 4… Sono in programma alcuni cambiamenti, come l’ampliamento della zona relax e serate a tema!

Quindi se vi capita di passare a Castelbellino, sia d’estate che d’inverno dovete assolutamente alloggiare all’agriturismo La vecchia fonte, non resterete delusi! Io ci ritornerei anche solo per l’affetto di Rita e della sua famiglia.

I POSTI CHE ABBIAMO VISITATO

La prima tappa: Genga

Partiamo subito con il cibo! Perché va bene visitare cose nuove, ma prima bisogna avere la pancia piena 😛

Ristorante La Scaletta, cucina tipica marchigiana.
Locale caratteristico situato nello storico borgo di S.Vittore delle Chiuse, lungo le rive del fiume Sentino, a due passi dalle stupende Grotte di Frasassi (che per la cronaca, volevamo visitare ma purtroppo i cani “giustamente” non possono entrare). Abbiamo iniziato con un tagliere da dividerci, prodotti buoni e freschi. Io ho ordinato i ravioli di farro con pesto di rucola e pistacchi, mio fratello e mia madre un bel cosciotto di maiale, mio padre l’agnello alla brace, tutto molto buono, l’unica pecca è che il servizio è molto lento, abbiamo aspettato un po’ prima che arrivassero i nostri piatti, ora non so se è sempre così, probabilmente perché c’era molta gente, ma comunque i tempi vanno migliorati.

Con la pancia piena ci siamo recati all’Abbazia romanica di San Vittore delle Chiuse. Venne edificata dai longobardi verso la fine del X secolo all’inizio della Gola di Frasassi, circondata da montagne; si dice che lo stesso nome “delle Chiuse” le sia stato attribuito proprio per questo motivo, perchè risultava “chiusa” tra i monti. Il complesso attuale è una ricostruzione del XIV-XV sec., mentre la chiesa è datata XI sec. Un particolare piuttosto curioso che ha attirato l’attenzione di molti studiosi è il simbolo dell’infinito vicino alla porta sinistra dell’altare. Questo simbolo è rovesciato e ancora oggi non se ne capisce il motivo, ma si crede che furono i templari a lasciare questa traccia. Ah, soprattutto, è gratis!

Da qui ci siamo spostati sul fiume Sentino, dove si può osservare il bellissimo ponte romano e una torre quadrangolare di difesa medievale.

Il torrente si propone come magnifico luogo dove praticare la pesca alla trota, fare il bagno e rilassarsi, all’interno c’è l’area del parco Frasassi Avventura, i percorsi si snodano lungo il fiume, un contesto naturalistico, adrenalinico con cavi sospesi sull’acqua, traballanti ponti tibetani e carrucole, i bambini pagano 8 euro e gli adulti 16. Noi siamo rimasti li a rilassarci, seduti sulle rocce e a giocare con Zoe, (il nostro cane), sicuramente lei si è divertita un mondo.

Seconda tappa: Porto Recanati

Dato che comunque eravamo in vacanza abbiamo deciso di fare un tuffo a Porto Recanati, si esatto, proprio un tuffo perché siamo rimasti al mare tutto il giorno. Caratteristica cittadina di pescatori, offre un bel lungomare e le spiagge sono ricche di stabilimenti balneari. Ampio spazio dedicato ai percorsi ciclabili. Abbiamo trovato una spiaggia libera per cani, (non è stato facile) la Zoe ha visto il mare per la prima volta e non voleva più tornare a casa.

Terza tappa: Jesi

Jesi circondata da una cinta muraria fra le meglio conservate della regione ha il titolo di “Città esemplare” Unesco per la capacità di preservare un patrimonio secolare architettonico, artistico e culturale altamente suggestivo.

Piazza della Repubblica, il centro della vita culturale della città. Il teatro Pergolesi fa da sfondo scenografico alla piazza, tempio della lirica italiana. Dalla centrale Piazza inizia la via degli acquisti: il corso Matteotti.

Piazza Federico II, la più importante e antica della città. Pensate che il suo spazio coincide in gran parte con l’area dell’antico Foro romano. La tradizione vuole che qui nascesse, il giorno di S. Stefano del 1194, sotto un grande padiglione appositamente eretto, Federico II di Svevia. L’avvenimento è ricordato da una lapide scritta in più lingue, posta sulla facciata del Palazzo Ripanti.

Quarta tappa: Apiro

Già abitato al tempo dei Piceni e poi dei Romani, Apiro sorge su una collina ai piedi del Monte S. Vicino e vicino al lago di Cingoli. Il centro storico protetto dalle mura castellane, tra le più vaste e solide della Vallesina e nasconde al suo interno monumenti di rilievo e di interesse. Entrando per Porta Garibaldi dopo pochi passi sarai in Piazza Baldini dove potrai sederti a bere un buon caffè osservando la Collegiata e il  Palazzo dei Priori.

Quinta tappa: il lago di Cingoli

Il lago di Cingoli è diventato il mio posto preferito delle Marche. Detto anche di Castreccioni. Formato negli anni 80 con la costruzione della diga, rappresenta il più grande lago delle Marche ed è una vera oasi di pace e di tranquillità. C’è anche un parco protetto, la navigazione è consentita solo ai pedalò o a motori elettrici. E’ il luogo ideale per trascorrere delle giornate in relax passeggiando lungo le sponde o noleggiando barche. Sulle rive del lago sono presenti dei punti ristoro, quali bar, agriturismi, e punti con ombrelloni. Un paradiso per gli occhi e per lo spirito.

Sesta tappa: Città di Cingoli, il balcone delle Marche

Rientra tra i Borghi più belli d’Italia. Da una vasta terrazza, sulle mura castellane di origine medievale, è possibile godere della vista di gran parte del territorio marchigiano, con la cornice naturale, all’orizzonte, del mar Adriatico e del monte Conero. Peccato per gli alberi un po’ troppo alti.

Settima tappa: Osimo

Lo sapete che ci fu un tempo in cui Osimo era definita la “metropolis piceni”, la più importante città del Piceno, roccaforte imprendibile fin dai tempi più antichi? Oggi, percorrendo il viale che scende dalla centrale piazza Boccolino ci si immerge nel vero e proprio centro storico: imponenti palazzi signorili, negozi e ricercati caffè dove fermarsi a consumare un aperitivo. Ma la cosa più affascinante è che ad Osimo, nel sottosuolo c’è una città sotterranea, è un vero e proprio labirinto intriso di antiche simbologie alchemiche, molte delle quali imputabili alla presenza dell’Ordine Cavalieri di Malta e Templari, che in questo luogo svolgevano le loro iniziazioni. Inoltre, questi labirinti sono popolati anche da incisioni, mostri fantastici e statue di divinità pagane come Mitra e Dionisio. E molto altro ancora…

 Basilica di San Giuseppe da Copertino, situata dietro Piazza Boccolino, conserva al suo interno le spoglie di San Giuseppe da Copertino, patrono di Osimo e santo protettore degli studenti. A Osimo si possono degustare eccellenti varietà di pasta di grano duro accompagnate da un bicchiere di Rosso Conero, uno dei 15 vini doc della regione Marche.

Ottava tappa: Ostra

Sulla piazza centrale, Piazza dei Martiri, si affacciano il Palazzo comunale , la Torre civica (costruita nel XVI secolo e riedificata nel 1950 dopo essere stata bombardata nel corso della seconda guerra mondiale) e il Teatro La Vittoria, che ospita gli antichi macchinari scenici, ancora funzionanti.

È d’obbligo fermarsi al Caffè del teatro sotto il portico del Palazzo Comunale, per bere un buon caffè o fare un aperitivo.

Curiosità: la Notte degli Sprevengoli è molto importante e sicuramente una cosa unica, in occasione del periodo di Halloween, il centro storico di Ostra si trasforma in un borgo incantato: strade, piazze e palazzi del paese vengono addobbati nel più classico stile “horror”.

Nona tappa: Monterado

A seguito di un referendum indetto nel 2013 il comune di Monterado è confluito nel nuovo comune di Trecastelli, del quale è adesso un municipio insieme agli ex comuni di Castel Colonna e Ripe.

È un piccolissimo paesino se vi capita di passare e fermarvi a cena vi voglio consigliare La tavernetta sull’Aia. Abbiamo ordinato come antipasto delle polpettine di pollo e verdure, con basilico, salsa allo yogurt e curry e poi la famosa focaccia al sale grosso fatta in casa con mortadella, stracciatella e granella di pistacchi la cosiddetta “Cacciannanze” un prodotto di Ascoli Piceno, nel dialetto locale è la contrazione di “cacciata innanzi”, ovvero sfornata prima del pane: una focaccia che serviva, appunto, per testare la temperatura del forno. La base è quella del pane, che poi viene condita con aglio, rosmarino, sale, olio extravergine. Tradizionalmente la cacciannanze veniva mangiata durante il primo giorno di produzione del pane, in modo da conservare più a lungo le scorte di quest’ultimo.

Come primi abbiamo ordinato tagliatelle al sugo d’anatra e pappardelle al ragù bianco di cinghiale, come secondi, un galletto speziato cotto al forno, con verdure, e una grigliata mista con capocollo, salsiccia, spiedino, costina, fegatello e agnello e ovviamente ci siamo fatti tentare anche dal dolce con un tiramisù della casa, prodotti freschi, molto buoni e saporiti, una cena perfetta per la conclusione di una settimana perfetta.

Siamo passati anche a Senigallia ma ci siamo fermati solo per mangiare e quindi vi lascio con questo buonissima impepata di cozze 😛

Le colline gialle delle Marche mi resteranno per sempre nel cuore!

E voi siete stati in questa meravigliosa terra piena di colori? Cosa vi ha colpito di più?

Per i più curiosi, ecco il video su YouTube!

ENJOY

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